Acqua bene comune

Sabato 2 aprile

TALK
ORE 18.30 NUOVO EDEN

Mariano Mazzacani di Aqua Alma Onlus, portavoce del Comitato referendario Brescia “Sì per l’Acqua Bene Comune”, spiega gli effetti di un’eventuale privatizzazione.
La modernità ha creato le condizioni affinché solo la sovranità nazionale o l’attività delle imprese private potessero gestire al meglio aria, acqua, terra, energia e conoscenza. Una visione che fa dimenticare il fatto che si tratta di diritti e bisogni individuali il cui riconoscimento e affermazione deve vedere la diretta gestione da parte della collettività. L’Acqua quale Bene Comune a disposizione dell’umanità come diritto naturale, a seguito del processo di privatizzazione in atto da alcuni anni sta per divenire anche in Italia, definitivamente, un bene economico e così consegnato al “mercato”.
La Legge Ronchi approvata nel 2009 rappresenta l’ultimo tassello del puzzle che ha portato l’acqua ed altri servizi pubblici nelle mani dei privati. Il percorso referendario messo a punto dai Movimenti per l’acqua (così anche per il nucleare), realtà diverse espressione della società civile equidistanti dagli apparati partitici, propongono una visione diversa per la gestione dei beni comuni. Che va oltre la dicotomia pubblico/privato ed introduce un concetto di gestione partecipata un percorso che deve essere del tutto costruito. Un percorso indicato anche da Elinor Ostrom premio Nobel dell’economia nel 2009 per il suo studio sulla gestione delle risorse comuni.
Oggi però è fondamentale innanzitutto fermare la deriva privatistica che impone l’obbligo di privatizzare attraverso l’applicazione della Legge 166/2009.
Bisogna capire i motivi per i quali “ il mercato” o meglio i protagonisti del mercato, le Spa, non possono essere i soggetti ideali per gestire le risorse comuni. Per farlo però è necessario porci delle domande. Il mercato è in grado di garantire la non esclusione e la non rivalità su di un bene? Il mercato è in grado di garantire il diritto all’acqua a tutti gli esseri viventi e per tutti gli usi umani prioritari a partire dal bere, dal mangiare e dal diritto a servizi igienici adeguati?
Il mercato è in grado di ispirare realmente una politica di tutela e risparmio della risorsa in crisi? Può il mercato definire delle priorità negli usi? Può l’imprenditore/produttore idrico prescindere dal vendere sempre più acqua cercando di realizzare il maggior profitto? Si potrà discutere come far funzionare al meglio i soggetti pubblici che garantiscono il diritto ai beni comuni quali diritti fondamentali ma è intellettualmente disonesto chi afferma che la privatizzazione sia la soluzione ideale per la gestione del diritto all’acqua, allo studio, alla salute etc. Parliamo di acqua come bene comune e soprattutto come diritto umano cercando di spiegare perché è giusto proporre delle soluzioni alternative alla privatizzazione dell’Acqua.

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